Il premio Nobel Daniel Kahneman introdusse una distinzione semplice ma rivoluzionaria: quella tra il nostro sperimentare se stessi e il nostro ricordo di sé.
Il sperimentare se stessi è la parte di noi che vive nel momento, secondo per secondo. ricordo di sé è quello che, in seguito, costruisce la storia di ciò che abbiamo passato e prende decisioni basate su quei ricordi.
Ed è il ricordo di sé—non quella che vive, ma quella che ricorda—che alla fine guida le nostre scelte future, i giudizi e persino la nostra percezione della felicità.
Perché questo è importante per i brand
Ogni interazione con un brand ha due facce:
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il esperienza immediata, modellato dalle interazioni quotidiane, dai punti di contatto, dal servizio clienti;
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b) la storia ricordata, che si sedimenta nella nostra memoria e diventa la narrazione che raccontiamo a noi stessi (e agli altri) sul brand.
La ricerca di Kahneman dimostra che i nostri ricordi non riflettono ogni singolo momento. Sono invece plasmati principalmente da due fattori:
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il picchi emotivi (positiva o negativa) all'interno dell'esperienza;
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il fine dell'esperienza.
In altre parole: ciò che conta veramente non è quanto un'interazione con un brand sia lunga o intensa, ma come viene ricordata – attraverso i suoi momenti salienti e la sua conclusione.
Dal turismo al branding: un parallelo utile
Pensa a una vacanza: non è la durata a renderla memorabile, ma i picchi di gioia e il sentimento che porti a casa alla fine. La stessa cosa accade con una cena al ristorante o con l'unboxing di un prodotto: non ricorderai ogni istante, ma ti resteranno impresse la sorpresa, la scintilla emotiva o il dettaglio finale che ha suggellato l'esperienza.
Applicato al branding, questo significa che un marchio non dovrebbe semplicemente “riempire il tempo” nella vita delle persone, ma piuttosto creare picchi emotivi e finali memorabili.
Implicazioni per la comunicazione strategica
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Storytelling miratoi marchi dovrebbero progettare esperienze che non solo funzionino bene nel momento, ma offrano momenti eccezionali (emotivi, estetici, relazionali) e un finale che lasci un'impronta positiva.
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Esperienza clienteun customer journey non dovrebbe essere mappato solo in termini di efficienza, ma progettato attorno ai suoi momenti salienti e finali, perché è lì che si costruisce la memoria.
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Reputazione duraturaciò che rimane alle persone non è l'intero flusso di interazioni, ma le storie che sono in grado di raccontare in seguito. Ecco perché i marchi devono nutrire ricordo positivo piuttosto che un'esperienza minuto per minuto.
Conclusione
Il puzzle di l'esperienza di sé contro il sé che si ricorda ci insegna che il futuro dei brand non si definisce solo nel momento presente, ma nella memoria che quel momento lascia dietro di sé.
Creare esperienze indimenticabili — con momenti culminanti di grande intensità e finali curati nei minimi dettagli — significa entrare nelle narrazioni delle persone e creare associazioni positive che durino nel tempo.
Su Daniel Kahneman
Daniel Kahneman (1934–2024) è stato uno psicologo e premio Nobel per le Scienze Economiche, riconosciuto per il suo lavoro pionieristico sull'economia comportamentale e la psicologia del processo decisionale. La sua ricerca, spesso condotta con il suo storico collaboratore Amos Tversky, ha rivelato come i bias cognitivi plasmano il giudizio umano, influenzando ogni aspetto, dalle politiche pubbliche alle scelte quotidiane. Il suo bestseller Pensare, veloce e lento (2011) ha reso queste intuizioni accessibili a un pubblico globale e continua a ispirare leader, responsabili politici e marchi in tutto il mondo.